LA MIA DICHIARAZIONE DI INDIPENDENZA

Prima di iniziare bisogna fin da subito chiarire un semplice concetto, di cui tutti sono edotti, ma che ogni tanto si tende a dimenticare: la musica è un linguaggio. Un bellissimo e affascinante linguaggio, un’arte che si fonda sull’espressione dei sentimenti mediante il giusto connubio dei suoni (come diceva H.C.Koch durante il Romanticismo tedesco)
Ma sfatiamo subito il mito della sua universalità: il codice dei suoni percepito cambia da persona a persona e, a livello più generale, da etnia a etnia; così come cambia anche il contesto di fruizione della musica con il passare degli anni. Quest’ultima è quindi da sempre legata all’ambito storico culturale e al panorama sonoro da esso rappresentato.
Con questa premessa si capisce anche come mai, in maniera del tutto spontanea e naturale, da questo linguaggio primario si scindano diverse tipologie di rappresentazione.
Una di queste è senza ombra di dubbio la cosiddetta “musica indipendente” o “indie”.
Per dovere di cronaca chiarisco subito ai profani che la parola indie come lo intendiamo oggi è stata distorta durante gli ultimi venti anni: adesso quando si pensa a questo termine ci vengono subito in mente tutte quelle centinaia di band che fanno abbondante uso di synth, battute in levare e che strutturano le tracce con prolisse partiture elettroniche.
Non è questo, o meglio, ne è una parte.
La musica indipendente si riferisce infatti a tutti quegli artisti e generi sonori che non fanno parte, in quanto non hanno firmato un contratto, di una major. Questa definizione accademica servirà a far contenti i lettori più scolastici ma il discorso va più in profondità, si addentra nella natura stessa del suono: il verbo stesso che la musica indipendente usa per esprimere sé stessa è connotato da tutte quelle note che l’orecchio inesperto non riesce a comprendere, è un linguaggio elitario e di nicchia che nulla ha a che vedere con quello usato dalle big four (Warner, Universal, Sony, EMI) per irretire le masse.

“Protect your language” cantava qualche anno fa Bjork nella sua Declare Independence, facendosi portabandiera di un’idea ‘altra’ di musica, che ha radici nella storia e in cui nulla è semplice.

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