THE DRUMS”melodici fraseggi di basso ,chitarra e batteria”

Vengono dalla Florida, e sembrano essere usciti dalla  Manchester degli anni 80. Ma soprattutto li  spacciano  come nuova rivelazione indie:da quando lo scorso anno è uscito l’ep  SUMMERTIME.

L’album di debutto include 13 brani pressocchè irresistibili. in cui l’immediatezza del pop si fonde con melodici fraseggi di basso, una batteria pulsante e frasi tipo :”eri il mio migliore amico ma poi sei morto “.

Fanno quasi pensare ai JOY DIVISION  durante una scampaganta  al sole  dichiarano:

“La vita è meno triste se puoi dividere l’infelicità con qualcuno”.

Ma con l’hype mediatico sono arrivate anche le accuse di “modaiolismo” , non fosse altro per le chiome indie cool che troneggiano nelle loro teste.A tal proposito dichiarono ” in un periodo in cui tutti si sbattano per apparire original

Il rischio per i DRUMS  è invece fin troppo ovvio:essere consumati come merendine a colazione, e gettati nel dimenticatoio.

i, noi che utilizziamo un vecchio look e sputtanato, sembriamo trendy”.

Ben detto!!

SENTIAMO:

“Let’s Go Surfing”

ALLORA NON CI RIMANE CHE RESISTERE 🙂

DENTE STILE AUTENTICO

Giuseppe Peveri, in arte Dente (Fidenza,1976), è un cantautore italiano.

inizia la sua attività musicale a diciotto anni, prima come chitarrista di un gruppo musicale chiamato Quic ed in seguito come membro dei La Spina, con i quali pubblica due album. Dal2006  intraprende la carriera solista, firma un contratto con l’etichetta indipendente Jestrai e pubblica il suo primo album intitolato Anice in bocca.

Con il tempo inizia a farsi un nome sulla scena indie-pop, grazie ai suo testi che mescolano ironia e malinconia e l’uso minimale delle strumentazioni, dalla chitarra acustica agli elementi elettronici. Nel 2007 pubblica il suo secondo album Non c’è due senza te, che si piazza tra i finalisti del PIMI (Premio Italiano della Musica Indipendente) come miglior album. Il suo stile cantautorale viene avvicinato dalla critica a quello di artisti come Lucio Battisti, Fabrizio De André e Rino Gaetano. Sempre nel 2007 con la collaborazione di affermati musicisti della scena indipendente realizza il mini album Le cose che contano, che contiene quattro brani pop dalle venature jazz.

Dopo aver partecipato, con la canzone Beato me, al progetto Il paese è reale degli Afterhours, il 14 febbraio 2009 pubblica l’album L’amore non è bello, primo edito con la Ghost Records. L’album è anticipato dal singolo Vieni a vivere, che grazie anche al videoclip girato a Venezia, ottiene una più ampia visibilità nei confronti del pubblico. L’album L’amore non è bello, vanta la collaborazione di musicisti come Roberto Dell’Era , Enrico Gabrielli e Le luci della centrale elettrica. Dall’album sono stati tratti tre video, oltre al già citato Vieni a vivere, anche La presunta santità di Irene e l’ultimo Buon appetito (regia Fabio Luongo).

VISITATE IL SUO SPACE:

http://www.myspace.com/amodente

DAVVERO ECCELLENTE PAROLIERE

ASCOLTIAMOLO ATTENTAMENTE 😉

“VOLTERO’ LE SPALLE AL MATTINO ” COSI’ CANTANO I CHEWINGUM

Da quando i Chewingum sono stati battezzati così, da una pura intuizione crociana di LA STRIXIA, un travestito milanese, suonano e provano a vedere il mappamondo da una prospettiva sempre più gratificante e si impegnano a chiamare il professore prof! Chewingum si propone di riuscire a ridere anche quando si ha la testa nell` acqua e prima o poi suonare di fronte ai gorilla. Chewingum fonda con Dadamatto, OginoKnaus, Mazca, Lleroy l` etichetta “MARINAIO GAIO” e registrano homemade “EPPI” Al momento sono concentrati per il parto del primo disco con Il maestro Davide Cristiani al Bombanella Studios ma si distraggono spesso con i giri delle lavatrici e in un momento di misera autocelebrazione incompresa, coniano il motto: “Noi vi amiamo anche se non misurate il tempo con la lunghezza delle matite!”

I Chewingum sono un terzetto indiepop di Senigallia, . Prima di recensire questo grazioso “eppi” ho cercato, forse senza riuscirci, di capire se il nome del gruppo fosse Chewingum (nome presente sull` “eppi” in questione e sulla pagina Myspace del gruppo) o piuttosto Chewing gum (nome che compare sul sito internet della Marinaio Gaio). Opterei per la prima ipotesi, ma già da questi elementi potremmo ritenere che si tratta di un gruppo che della naïveté si fa portabandiera. Il singolo in questione è un veramente una manna dal cielo per il minuscolo mondo indiepop italiano! Infatti, i Chewingum sono un gruppo indiepop al 100%, splendido twee-pop cantato in italiano.

iù l`ascolto e meno riesco a trovargli un difetto: melodicamente impeccabile, arrangiata benissimo (bossanova meats scandipop), testo allegro e malinconico allo stesso tempo, coretti à go-go. E che dire di “Paul Simon”? Spensierata e dolce, sospesa tra il sixties-pop e il twee. Mentre “Giulio-Claudia” con la sua atmosfera pop-folk mi ricorda molto “In mezzo alla città” di due giovanissimi De Gregori-Venditti.

Cerchiamo il piu’ possibile di ascoltare le nostre bellezze italiane che sono davvero molte ,ma non tutti riescono ad emergere..

ALLORA ”

Ho una splendida colonna sonora” è davvero il massimo 🙂

ELETTRO INDIE I THE TINGS

I Ting Tings sono un gruppo britannico di musica indie elettronica formatosi nel 2006 e composto da Katie White e Jules De Martino.

Katie White era un componente della girl band TKO (supporter dei 5ive), mentre Jules De Martino faceva parte dei Babakoto con cui aveva prodotto anche un singolo. I due si incontrano nel 2006 ed insieme suonano nei club inglesi finché non vengono notati dall’etichetta discografica locale Switchflicker con cui pubblicano due singoli: That’s Not My Name e Fruit Machine.

Dopo essere stati in tour per le università inglesi nel2007 i Ting Tings firmano un contratto con la Columbia Records, che produce il singolo Great DJ nel 2008 e che ottiene un ottimo successo radiofonico in diversi paesi in Europa, ed anticipa il loro album di debutto We Started Nothing, che viene pubblicato il 18 maggio, in contemporanea con un nuovo singolo That’s Not My Name e Shut Up and Let Me Go , che porta il gruppo al numero uno nel Regno Unito. In seguito nell’ottobre 2008 è stato pubblicato Be the One, Singolo che ha avuto un forte impatto anche nelle radio italiane. Come singolo finale invece fu estratto We Walk, uscito ufficialmente nel febbraio 2009.

Recentemente alcuni brani dei Ting Tings sono stati utilizzati nellacolonna sonora di Gossip Girl e One Tree Hill.

I Ting Tings hanno attualmente dichiarato di essere al lavoro per un nuovo album, e hanno detto che Parigi e Berlino saranno le città che daranno a loro l’ispirazione. Il secondo album del duo si dovrebbe intitolare “Kunst” (“Arte” in tedesco) e vedrà la luce nel 2001.

We Walk è il 6° ed ultimo singolo del duo pop inglese The Ting Tings, preso dal loro album di debutto We Started Nothing.

We Walk uscirà il 23 febbraio, appena prima il tour inglese della coppia. La curiosità è che il singolo uscirà anche in un’edizione limitata di solo 600 copie (in tutto il mondo!), ognuna delle quali avrà una copertina diversa riportante un’orma, l’impronta di un piede.

Del resto anche il video rappresenta i due inglesi pop che camminano in un parco, circondati da copie di loro stessi.

BEAT HAPPENING

Nel 1982 ad Olympia, in quello stato di Washington che diec’anni dopo sarà noto a tutto il mondo come la culla del grunge, si formano i Beat Happening.
Oggi va di moda parlare di indie-rock, beh nei primi anni ’80 molte band suonano veramente musica indipendente, tra queste c’è il gruppo di Calvin Johnson, uno dei personaggi ‘sotterranei’ più importanti della scena. Oltre al chitarrista-guru dal look veramente molto indie (all’epoca indie non era propriamente sinonimo di moda, come ahimè accade oggi!), ci sono Bret Lunsford, e Heather Lewis, seconda voce e sporadicamente batteria o chitarra.

Calvin Johnson è un ragazzo ambizioso e in qualche modo eccentrico, ha dalla sua una piccola fama di ribelle controcorrente; fonda di li a poco l’etichetta K Records; e ben presto è circondato da una serie di giovani ed inesperti artisti che diverranno poi molto celebri. Impossibile non citare il gruppo femminile delle Babes in Toyland, oppure i ben più celebri Mark Lanegan e un timidissimo Kurt Cobain (quest’ultimo si fa tatuare sul braccio una K, come quella della K Records).

Essere alternativo, indipendente e potenzialmente sovversivo è lo scopo del CalvinJohnson-pensiero. E alle prime note di Jamboree, secondo lavoro della band nel 1988, si intuisce tutto. Suoni scarni, batteria essenziale (grancassa, rullante e qualche piatto) e ripetitiva, riff di chitarra semplici e diretti: i tecnicismi lasciamoli ad altri, sembrano dire i Beat Happening. Non aspettatevi prodigi in fase di produzione, nonostante sieda un tizio come Steve Fisk che nel corso della sua carriera seguirà con attenzione tutto il movimento grunge.

Nessuna pretesa. L’essenzialità della musica è tutto. Spesso incompresa e volutamente incompleta. Che sia l’istrionica Bewitched, o la spensierata In Between cantata dalla Lewis, poco importa. Tutte le tracce non superano quasi mai i 3 minuti. Esperimenti spiazzanti come Indian Summer, accompagnata da leggerissime percussioni e da una chitarra acustica dai suoni ripetitivi e nostalgici, o in maniera ancora più accentuata in Ask me, simile ad uno scarnissimo flusso di spoken words.
Da citare altre piccole perle ‘vuote’ (musicalmente parlando) come Cat Walk, o la rediviva Drive Car Girl; la costante rimane la voce cavernosa e “parlata” di Johnson. The This Many Boyfriends Club, potrebbe ricordare le sonorità dei Sonic Youth degli inizi, ma le cose in comune tuttavia finiscono qui.

Jamboree è un album che ha tanto da insegnare ai giovani. Lontanissimi da suoni ricercati o da trame strumentali complesse, mostra il lato genuino e fin troppo crudo della musica indipendente, quella suonata negli scantinati di casa con un pubblico di amici, senza pretese, senza grossi messaggi da lanciare, ma con tanta voglia di fare musica. Da sempre ostili al mainstream, i Beat Happening si sono ritagliati una ristrettissima cerchia di fans, nel corso della loro carriera chiusa nel 1992.
Ascoltateli, non fanno male alla salute, anzi sono una cura contro il fashion-indie-rock deprecabile di questi ultimi anni!

FIST LOVE “THE MACCABES”

I The Maccabees sono una band indie rock inglese  di Brighton, originari di Londra. Ad oggi hanno pubblicato due album, Colour It In, e Wall of Arms.

Il nome del gruppo è stato scelto sfogliando la Bibbia e scegliendo una parola a caso. Nonostante abbiano un nome di ispirazione religiosa, il frontman del gruppo, Orlando Weeks, ha dichiarato durante un’intervista che nella band non c’è nulla di religioso.

I primi due singoli dei Maccabees, X-Ray e Latchmere, usciti tra il 2005 e il 2006, sono stati trasmessi in alcune radio inglesi, ma non hanno avuto un grande risalto a livello internazionale. Il video del secondo singolo, invece, dopo essere stato inserito su YouTube ha avuto un notevole successo su internet.

Dopo aver firmato un contratto con la Fiction Records, nel Maggio del 2007 pubblicano il loro primo album, Colour It In. Con il singolo First Love riescono per la prima volta ad entrare nella UK Singles Chart, posizionandosi al 40° posto. Con il successivo About Your Dress raggiungono il 33° posto nelle classifiche di vendita inglesi. Dopo l’uscita del loro primo album hanno fatto un tour negli USA insieme ai Bloc Party e successivamente, a partire da Ottobre 2007, un tour per tutto il Regno Unito.

Precious Time, che mia aveva colpito sin dal primo ascolto. Ma è stato leggendo più di una recensione positiva sul web che mi sono detta : ma sì, voglio contribuire anch’io, nel mio piccolo, a far conoscere questa band che ancora non è “esplosa”.  Il disco d’esordio dei Maccabees si chiama ‘Colour It In’ ed è formato da 13 tracce dalla grande musicalità e soprattutto capaci di dare una precisa identità a questa giovane band. Siamo, per intenderci, nell’ambito pop/rock-new wave. Mi piace definirli come un punto d’incontro tra le melodie dei Magic Numbers ed i rudi riff di chitarra dei Kings of Leon. Ma i Maccabees sono soprattutto i Maccabees, e la grande particolarità è senza dubbio costituita dalla splendida voce del cantante della band, Orlando Weeks. In certi pezzi si sente prepotente l’influenza dei Blur. Nel disco non mancano i momenti più lenti e riflessivi (‘Toothpaste Kisses’) così come si possono ritrovare piacevoli impennate di ritmo (‘All In Your Rows’, ‘Latchmere’) e brani di grande qualità pubblicati finora come singoli, ‘About Your Dress’, ‘First Love’ e la bellissima ‘Precious Time’, pezzo dalla propotente singolarità, che meriterebbe sicuramente maggiore celebrità. Come ho letto in alcune recensioni, i Maccabees sono un fenomeno tipicamente British. Proprio per questo, gli amanti del Brit-Style corrono seriamente il rischio di restarne, come me, folgorati!

GRYZZLY BEAR

Grizzly Bear è il nome di un gruppo indie rock formatosi a Brooklyn e composto da Daniel Rossen (voce, chitarra e tastiere), Ed Droste (voce, chitarra, tastiere), Chris Taylor, polistrumentista (basso, voce di accompagnamento e produttore), e Christopher Bear (batteria e voce di accompagnamento). Il gruppo utilizza strumenti elettronici e tradizionali. Il loro stile è caratterizzato dalla presenza di elementi tipici del pop psichedelico, del folk rock e dell’experimental rock. Acquistano notevole importanza chitarre acustiche e vocalismi.

Daniel Rossen fa parte anche del duo dei Department of Eagles.

VECKATIMEST(ALBUM 2009)

Benché infatti l’irregolarità delle melodie connoti con evidenza l’album fin dal suo inizio, l’andamento ondeggiante della maggior parte dei brani non si traduce in ostentate derive freak in stile Animal Collective, sfociando piuttosto in canzoni dai più pronunciati accenti pop. È il caso dell’aggraziata polifonia vocale di “Two Weeks”, dell’efficacissimo passaggio tra “Ready, Able” e “About Face” e della perfetta popsong corale “While You Wait For The Others” che, a voler cercare a tutti i costi degli accostamenti, coniugano con palese naturalezza la più classica vena pop dei Beach Boys con la trasfigurazione solare degli ultimi Sigur Rós e con la grandiosità d’impianto sonoro degli Arcade Fire.
Droste e soci non dimenticano tuttavia la loro originaria matrice folk, che riaffiora in superficie nella conclusiva “Foreground”, che riconduce a una quieta elegia acustica tutto quanto fin lì offerto da “Veckatimest” e dalla sua coralità celestiale percorsa da iterazioni armoniche, timide dissonanze e controllate fughe psichedeliche.

Le infinite sfumature del caleidoscopio creato dai Grizzly Bear confermano senz’altro quanto di buono già lasciato intravedere nelle opere precedenti, facendo riscontrare nella loro vorticosa modalità espressiva quel giusto equilibrio tra tessiture melodiche e divertite timbriche di folk corale invano perseguito da tanti altri artisti che finiscono per perdersi nei meandri di un disordine compositivo studiato ma troppo spesso fine a se stesso. In questo caso, lo spirito giocondo di base e persino l’abbandono a qualche divertita eccentricità risultano invece funzionali a un pop sì obliquo e inafferrabile, ma dotato di un propria spiccata impronta caratteriale e sorretto da canzoni che, superata qualche comprensibile difficoltà iniziale, riescono gradualmente a entrare in circolo, forti di una sapiente efficacia di scrittura e di un incontaminato spirito frizzante.

IDENTIFUCABILI CON

“Two Weeks”