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BEAT HAPPENING

Nel 1982 ad Olympia, in quello stato di Washington che diec’anni dopo sarà noto a tutto il mondo come la culla del grunge, si formano i Beat Happening.
Oggi va di moda parlare di indie-rock, beh nei primi anni ’80 molte band suonano veramente musica indipendente, tra queste c’è il gruppo di Calvin Johnson, uno dei personaggi ‘sotterranei’ più importanti della scena. Oltre al chitarrista-guru dal look veramente molto indie (all’epoca indie non era propriamente sinonimo di moda, come ahimè accade oggi!), ci sono Bret Lunsford, e Heather Lewis, seconda voce e sporadicamente batteria o chitarra.

Calvin Johnson è un ragazzo ambizioso e in qualche modo eccentrico, ha dalla sua una piccola fama di ribelle controcorrente; fonda di li a poco l’etichetta K Records; e ben presto è circondato da una serie di giovani ed inesperti artisti che diverranno poi molto celebri. Impossibile non citare il gruppo femminile delle Babes in Toyland, oppure i ben più celebri Mark Lanegan e un timidissimo Kurt Cobain (quest’ultimo si fa tatuare sul braccio una K, come quella della K Records).

Essere alternativo, indipendente e potenzialmente sovversivo è lo scopo del CalvinJohnson-pensiero. E alle prime note di Jamboree, secondo lavoro della band nel 1988, si intuisce tutto. Suoni scarni, batteria essenziale (grancassa, rullante e qualche piatto) e ripetitiva, riff di chitarra semplici e diretti: i tecnicismi lasciamoli ad altri, sembrano dire i Beat Happening. Non aspettatevi prodigi in fase di produzione, nonostante sieda un tizio come Steve Fisk che nel corso della sua carriera seguirà con attenzione tutto il movimento grunge.

Nessuna pretesa. L’essenzialità della musica è tutto. Spesso incompresa e volutamente incompleta. Che sia l’istrionica Bewitched, o la spensierata In Between cantata dalla Lewis, poco importa. Tutte le tracce non superano quasi mai i 3 minuti. Esperimenti spiazzanti come Indian Summer, accompagnata da leggerissime percussioni e da una chitarra acustica dai suoni ripetitivi e nostalgici, o in maniera ancora più accentuata in Ask me, simile ad uno scarnissimo flusso di spoken words.
Da citare altre piccole perle ‘vuote’ (musicalmente parlando) come Cat Walk, o la rediviva Drive Car Girl; la costante rimane la voce cavernosa e “parlata” di Johnson. The This Many Boyfriends Club, potrebbe ricordare le sonorità dei Sonic Youth degli inizi, ma le cose in comune tuttavia finiscono qui.

Jamboree è un album che ha tanto da insegnare ai giovani. Lontanissimi da suoni ricercati o da trame strumentali complesse, mostra il lato genuino e fin troppo crudo della musica indipendente, quella suonata negli scantinati di casa con un pubblico di amici, senza pretese, senza grossi messaggi da lanciare, ma con tanta voglia di fare musica. Da sempre ostili al mainstream, i Beat Happening si sono ritagliati una ristrettissima cerchia di fans, nel corso della loro carriera chiusa nel 1992.
Ascoltateli, non fanno male alla salute, anzi sono una cura contro il fashion-indie-rock deprecabile di questi ultimi anni!

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